Social Networks & lavoro
Non vi è dubbio che FaceBook e i network sociali siano un’opportunità comunicativa esaltante: essi hanno annullato distanze geografiche e temporali, e hanno consentito a tutti di stabilire e mantenere rapporti anche profondi che senza questo tipo di tecnologia risultavano materialmente impossibili. La possibilità di creare gruppi di interesse, sia di tipo politico che culturale, sportivo, politico e quant’altro, offre poi una gamma di stimoli unica e sterminata, quale mai prima si era potuta aprire di fronte a un singolo utente su uno stesso sito, che per di più garantisce un’enorme abbondanza di frequentatori, tali da far coagulare amici e dibattito attorno a quasi ogni argomento.
Ogni medaglia ha tuttavia un suo rovescio, e FaceBook, come in generale i network sociali, non fanno eccezione. Si tratta infatti di una fonte micidiale di distrazione e di possibile perdita di tempo, poiché la struttura stessa dei documenti Internet, detta Ipertesto (HyperText, HTM) consente di spostarsi con un solo click del mouse quasi da ogni parola di una pagina su altri documenti a essa legati, per leggere definizioni e approfondimenti, in un continuo rimando che può durare all’infinito e più. Un’eccezionale fonte di informazioni e di contatti può alla fine trasformarsi dunque nel suo contrario, un pozzo senza fondo che inghiotte l’utilizzatore per ore, lasciandolo alla fine spesso con la sensazione di aver perso molto tempo in modo dispersivo. Se questo tempo è tempo di lavoro retribuito, il problema si fa grave, ed è ben comprensibile la preoccupazione dei datori di lavoro, che tendono frequentemente a limitare o bloccare l’accesso a Internet, o quanto meno ai siti più noti come buchi neri della produttività, suscitando spesso le lamentele se non le reazioni ufficiali dei dipendenti e dei sindacati.
Come in tutti i campi, la ricerca di un punto di equilibrio è indispensabile. La rete Internet, specialmente per alcuni tipi di mansioni intellettuali, è una fonte di informazioni ineguagliabile per abbondanza e profondità, e impedirne l’utilizzo può senz’altro causare un danno più che un beneficio per le aziende. Lo stesso utilizzo delle reti sociali, o di alcuni blog o forum tematici, può spesso risultare utilissimo per trovare risposte immediate o quasi a domande e dubbi anche complessi, che quasi sempre sono stati già affrontati e risolti da migliaia di altri utenti della Rete. La situazione è simile a quella che si avrebbe lavorando in un ufficio con migliaia e migliaia di colleghi esperti in vari campi dello scibile umano: quasi certamente tra i tanti vi sono alcuni che potrebbero darci elementi utili a procedere più rapidamente nel nostro lavoro, ma il calcolo da fare è se risulti più rapido dedicare del tempo a cercare aiuto, oppure invece ragionare in modo indipendente e dedicare un po’ più di tempo a trovare da soli la soluzione, ottenendo però anche un cammino di crescita e di conoscenza che ha un valore non trascurabile. Dipende ovviamente dal tipo di argomento. Nel campo della programmazione e del Software, domandare a colleghi è una prassi continua, e una grande comunità di programmatori si scambia pareri e soluzioni con continuità, e cresce come organismo pulsante. Un programmatore isolato ha senz’altro molte più difficoltà, e impiegherà in generale più tempo per ottenere risultati di minor qualità. È solo un caso estremo, ma dosaggi diversi di questa stessa situazione si ritrovano in molti campi.
La conclusione, come sempre, è dialettica. È bene negoziare con la propria dirigenza un accesso a Internet e ai social network dimostrandone l’utilità professionale pratica, magari conducendo qualche ricerca in presenza del capufficio, così che questi possa rendersi conto dell’effettivo beneficio per l’azienda. A questo può unirsi la dimostrazione della “necessità” di mantenere anche in orario di lavoro una serie di contatti vivi e operativi, per ricevere aiuto ma anche a volte per offrirlo, poiché se si rimane tagliati fuori risulta poi quasi impossibile ricorrere all’assistenza altrui quando se ne ha bisogno. D’altra parte però questa attività deve essere una piccola percentuale della propria giornata lavorativa, e deve escludere quasi completamente l’utilizzo per motivi puramente personali di Internet e dei social network (se non magari in pausa caffè) onde evitarne l’effetto ciliegie, un contatto tira l’altro e le ore passano. L’analogia può essere con l’uso del dizionario durante la redazione di un testo: se in un’ora lo si guarda un paio di volte siamo nella normalità, se ci si dedicano 50 minuti sicuramente qualcosa non va.
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