I rischi del lavoro da casa
Costretti a fronteggiare una continua ed inaspettata crisi, che con evidente impeto ha messo in ginocchio solo chi navigava a bordo di scialuppe di salvataggio, molte persone hanno dato fondo ad ogni loro risorsa mentale per poter ridisegnare il proprio quadro lavorativo e trovare una soluzione che li conducesse alla fine del mese.
In questo quadro a farla da padrone è di certo la rete.
La continua crescita del numero dei blog, ma anche e soprattutto l’esplosione di post e della possibilità per chiunque di pubblicare online il proprio pensiero o quella che, per chi scrive, potrebbe essere una vera e propria fonte di lavoro, ha sviluppato un vero e proprio fenomeno. Questo fenomeno, oramai dilagante, ha suscitato le ire dei supposti giornalisti della carta stampata.
I “Signori” della notizia su stampa, lamentano il fatto che questi post o presunte notizie, provengano non solo da penne non competenti, ma si allontanano di molto da un buon articolo, per forma e contenuti.
I “giornalisti” ed i loro editori, in più di un’occasione si sono mostrati pubblicamente tranquilli e sereni, sostenendo che al dilagare incondizionato di post ed improbabili pezzi giornalistici, loro rispondono con la solita professionalità, competenza e notizie curate, approfondite e ricche di contenuti, che i lettori apprezzano e sanno distinguere dalle altre cose.
La situazione non è esattamente questa.
E’ vero che internet è investito da una fiumana di parole e pensieri agglomerati a rappresentare notizie e che si rischia seriamente di penalizzare chi sa veramente scrivere, ma d’altro canto non si concede a chiunque sia “il prescelto” di sfornare e pubblicizzare capolavori degni solo di uno scarso compattato organico di espulsione, inutile anche per la concimazione?
Questa situazione potrebbe essere facilmente superata, dando a chi mostra reali capacità la possibilità di guadagnare con serietà, collaborando con i siti che vogliono un certo tipo di notizia e non il fiume di post utile solo agli “algoritmi” sui quali sono impostati i motori di ricerca.
Per quanto riguarda le solite sviolinate di capacità e competenze della maggior parte dei giornalisti e mezzi busti da video, bene è meglio stendere un velo pietoso, soprattutto su quelli italiani, e sperare di essere fortunati nell’imbattersi in un pezzo che valga la pena essere letto.
Un altro fenomeno che sembra estendersi a macchia d’olio è quello delle continue offerte lavorative, se così vogliamo chiamarle, che giungono senza sosta alla portata di disoccupati disperati e casalinghe in cerca di arrotondare il guadagno mensile attraverso la rete. Questo tipo di offerte si lega ad una formula ben congeniata che si risolve in un raggiro o in una truffa nei confronti di coloro che aderiscono a questo sistema. Si sta parlando delle offerte di lavoro attraverso il pay to click o il pay per read.
Il funzionamento di questi sistemi dovrebbe essere semplice; nel primo caso è necessario iscriversi ad un determinato sito, attraverso il quale è possibile accedere ad un dato numero di banner o link, bisogna poi cliccare sopra di essi e visitare i rispettivi siti rimanendo connessi al sito per alcuni secondi. Questo procedimento dovrebbe fruttare un guadagno per colui che effettua i click.
Il funzionamento del pay per read è il medesimo con l’unica eccezione che il “lavoratore” riceve delle mail attraverso le quali effettua la procedura di collegamento e clickaggio. Tutto questo potrebbe essere veritiero perché è legato alla pubblicità e al perverso sistema dei motori di ricerca. Il problema sorge quando si analizzano le cifre che vengono offerte da moltissimi siti, cifre che partono da un dollaro per click fino ad arrivare anche a 50-100 dollari per mail letta.
In aggiunta, questi siti, oltre ad offrire l’iscrizione gratuita, enfatizzano la possibilità di acquistare una specie di pacchetto lavoratore che consentirebbe di ritirare i guadagni accumulati in qualsiasi momento senza dover attendere la trafila dei free members ed ottenere anche un consistente regalo di benvenuto; come un lapdop ad esempio.
Le cifre per divenire membri partono da pochi dollari fino ad arrivare anche a 200 o 300. Il tutto si risolve in un dispendio di tempo e spesso anche di denaro inutile, in quanto le cifre di guadagno non vengono mai erogate, come dimostrano molti forum.
Il problema non sta tanto nel fatto che l’odore di truffa è evidente, anche in virtù della formula usata dai siti “onesti” che pagano pochissimi centesimi a fronte comunque di un dispendio di tempo che le persone potrebbero impiegare per cercare un lavoro, ma nella subdola e calcolata premeditazione che fa leva sulla disperazione e l’ingenuità di molti che non riescono a cogliere le sottili sfumature dell’inganno o che abboccano solo per disperazione.
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