Il saper scrivere è una concreta opportunità di lavoro?
L’esperienza accumulata nel tentativo di raggiungere l’interesse di qualcuno, al quale è stato concesso di accumulare nelle proprie mani il potere di determinare la capacità da scrittore di una persona, hanno condotto ad alcune riflessioni e quesiti.
Il fatto di aver avuto esperienze dirette con personaggi dell’editoria, sia italiana che internazionale, ha evidenziato le notevoli differenze e le somiglianze che intercorrono tra il sistema italiano e quello utilizzato negli altri Paesi. La questione Editoria va, in ogni caso, considerata alla luce del periodo di profonda ignoranza e regresso della civiltà nel quale ci troviamo, dove i modelli da esibire e sponsorizzare sono ben lontani da quelli di capacità culturali ed intellettuali, fatte ovviamente le dovute scuse a coloro che meritano ciò che hanno faticosamente conquistato.
Il sistema editoriale italiano attuale è ben integrato in quella più ampia e strutturata organizzazione che fa rabbrividire anche le più negative forme di Nepotismo, termine che deriva dal latino nepos, che significa "nipote", legate al fare di uso nel medioevo, dove alcuni papi e vescovi cattolici, che avevano fatto voto di castità, allevavano i loro figli illegittimi come "nipoti" e concedevano loro dei favori.
Il sistema italico attuale si divide in due grandi tronconi, da una parte le cellule che detengono il potere assoluto, manipolano e governano il sistema, ignorando qualunque proposta non venga fatta da qualche pedina importante del nucleo, magari sottraendo anche indebitamente idee a loro inviate, senza considerare una analisi di qualità.
Essi si dedicano, anzi, a sfornare inutili ammassi di inchiostro dei soliti noti o analfabeti di turno, per i quali il sistema crea un potente e dispendioso lavoro mediatico, che li trasforma in veri e propri capolavori. Dall’altra parte ci sono quelli che sebbene non facciano parte della casta di potere, riescono ad ottenere vantaggi e profitti in egual modo, attraverso il ben congeniato, e si dice poco onesto e chiaro, gioco dell’acquisto di copie da parte dell’autore e sovente dell’organizzazione di ben orchestrati premi letterari per i quali sono già segnate le penne vincitrici.
In tal modo fingono una analisi di manoscritti, per poi concedere, a chiunque paghi, contratti, attraverso i quali si assicurano cifre che vanno dagli 800 euro a salire, con medie di 1.500,00 – 2.000,00 euro, astenendosi poi dall’affrontare un adeguato e onesto servizio di divulgazione e vendite. In questo quadro si inseriscono quelle figure satellite, riscontrate appartenere anche ai sistemi stranieri, che vantano competenze letterarie con il solo fine di effettuare abili truffe, attraverso la presunta correzione, analisi, valutazione ed editing dei testi. In Italia tutto accade senza avere nemmeno rispetto per coloro che inviano le proprie opere in visione.
Negli altri Paesi la questione è differente, soprattutto nei Paesi Anglosassoni, sebbene conservino lo stesso marcio che avvolge l’Italia, mostrano aspetti e possibilità di un percorso editoriale onesto e professionale. La figura dell’agente letterario diviene il cardine di collegamento tra editore ed autore, difatti la maggior parte degli editori non tratta con gli autori e rifiuta ogni contatto diretto con gli autori stessi.
E’ ovvio e normale, per questo mondo così come è, che la vastità del sistema offra il fianco a tutte quelle figure poco oneste del settore. Esse, però, sono facili da individuare, l’importante è non farsi prendere dalla fallace euforia della finta considerazione. Queste figure sono quelle che ancor prima di qualunque cosa chiedono soldi, oppure fanno credere agli autori di essere bravi e poi chiedono soltanto denaro.
Ecco che giungono le domande, perché le figure cardine dell’editoria straniera che sono oneste professionali ed hanno il civile pensiero di rispondere alle submissions che arrivano loro anche se non sono interessati, fuggono di fronte alla proposta di uno straniero, benché sia accompagnata da serie credenziali, come la vincita di un premio letterario?
Come mai in Paesi nei quali c’è sempre qualcuno lungimirante e capace di affrontare ed investire in sfide, spesso impossibili, nessun agente letterario o editore ha la forza di prendersi cura di uno straniero, spesso per il solo fatto che proviene dall’Italia?
In questo quadro in che modo si collocano tutte quelle piccole case editrici ed emergenti siti web che dichiarano di essere una nuova frontiera per l’editoria, sostenendo di offrire la possibilità a nuove generazioni di talentuosi di poter emergere e guadagnare con le proprie capacità, ma che in realtà, fino ad ora, non hanno offerto possibilità reali e concrete?
Sarebbe bello poter dare una risposta alla domanda che segue, purtroppo però non è possibile poiché, almeno in Italia, non è emerso ancora un gruppo che possa soddisfare le esigenze di chi ha scoperto di saper scrivere e vorrebbe fare di questa sua dote un lavoro; ed ecco quindi che ci si chiede: come poter trasformare la consapevolezza delle proprie capacità in un lavoro che consenta di pagare le bollette alla fine del mese?
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