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18mag/100

Moontoast cerca uno sviluppatore PHP Senior (con esperienza)

Moontoast, l'azienda che gestisce il più importante "knowledge sharing marketplace" su internet è alla ricerca di uno sviluppatore PHP senior. E' richiesto lo spostamento in America.

I principali compiti per la figura ricercata sono :

Lavorare con altri sviluppatori e architetti senior per fornire supporto avanzato alla piattaforma Moontoast
Gestione progetti e scadenze per lo sviluppo e l'implementazione di nuovi progetti o caratteristiche
Gestione e monitoraggio di scadenze e obiettivi
Partecipare come membro attivo nelle guide Moontoast e nella Community degli sviluppatori di Moontoast

Requisiti richiesti

5+ anni di esperienza con PHP
8+ anni di esperienza nello sviluppo web
Ottima conoscenza dei browser e del protocollo HTTP
Esperienza nella programmazione ad oggetti e dei design pattern
Dimostrata capacità nel progettare e sviluppare complessi servizi web di frontend e backend
Approfondita conoscenza dei framework Symfony framework e Doctrine
Conoscenza dei sistemi di gestione rilasci software come Subversion, Git, SVN e altri
Laurea in Informatica o esperienza equivalente
Certificazione Zend - PHP 5

E' dato titolo preferenziale per le persone con conoscenze di:

Tecnologie Cloud Computing
Sviluppo con MVC (Model-View-Controller)
Sviluppo con strumenti ed in ambiente open source
Sviluppo su sistemi Linux e Web server
Essere attivi nelle community Open Source / Web

L'azienda invita ad inviare il proprio curriculum in versione inglese al seguente indirizzo hr [at] moontoast.com

Per maggiori informazioni : http://benramsey.com/archives/moontoast-is-hiring-senior-php-developers/

23mar/100

Il profiler, personaggio televisivo o vera professione?

In realtà di cosa si parla quando si nomina il profiler e di che tipo di disciplina si sta discutendo?
Il profiling è la disciplina che si occupa di costruire i profili dei criminali per facilitare l’identificazione usando tecniche che consentano di trasformare il percorso in una scienza e in una tecnica credibili, capaci di offrire un supporto affidabile alle indagini condotte dalle forze dell’ordine.

Le figure professionali che si districano in questo articolato, e ancora non ben definito, campo lavorativo sono quelle legate alle attività forensi che però abbiano delle basi didattiche legate a studi di psicologia o di psichiatria.

Oggi, i metodi dei profiler si fondano, per lo più, o principalmente sulla conoscenza intuitiva e su occasionali folgorazioni psicologiche, mantenendo viva l’idea che questa disciplina sia un’arte piuttosto che una scienza.

E’ importante seguire metodi di analisi e costruzione di profili scientificamente fondati.
Il profiler deve formulare modelli progettati per raggiungere obiettivi chiari. Purtroppo, in passato, l’individuazione di tali obiettivi è stata impedita dalla mancanza di consenso su quali questi debbano essere.

Tale difficoltà è legata  in parte al fatto che alcuni modelli di profiling non ne esplicitano gli obiettivi e in parte al fatto che, anche laddove li dichiarino, questi differiscono da un modello all’altro. Ad ogni modo l’impiego e gli obiettivi di un profiler prevedono il ricorso alle tecniche del profiling nelle fasi investigative, per ridurre il numero degli indiziati o per la formulazione di strategie per indurre un colpevole ad uscire allo scoperto, per esempio dando suggerimenti per la conduzione degli interrogatori.

Esiste tuttavia uno scopo principale, ricavabile dall’attuale letteratura del settore, che dovrebbe guidare la ricerca teorica e la pratica investigativa. Tale scopo si dovrebbe concretizzare nel raccogliere e analizzare elementi della scena del crimine per aiutare le forze di polizia nell’identificazione dei responsabili ancora ignoti. Il profiling diviene quindi un processo attraverso il quale vengono raccolte informazioni provenienti dalla scena di un crimine per trarne informazioni utili alla cattura dell’ancora ignoto colpevole. I profiler analizzano i dati raccolti sulla scena di un crimine poiché essi possono dare informazioni sul tipo di persona che ha commesso quel reato, hanno la possibilità di tracciare un profilo non per identificare solo un singolo individuo, ma sulla base di modelli scientificamente preparati, per identificare innanzitutto la tipologia di individuo che si è reso colpevole del reato e poi con attente analisi arrivare all’individuazione del soggetto specifico che ha commesso quel determinato reato.

Il profiler non restituisce la specifica identità del colpevole, piuttosto indica il tipo il tipo di persona che con maggiore probabilità può aver commesso quel determinato crimine. Per questo motivo il profiling non identifica univocamente il colpevole, bensì, come viene descritto nella maggior parte dei modelli, una serie di sue caratteristiche che spaziano dalle narrative interpersonali alle abitudini, all’igiene personale, alla carriera lavorativa, arrivando fino al grado di autostima. Tali caratteristiche devono essere individuate dal profiler ricorrendo all’analisi delle prove raccolte sulla scena di un crimine, attraverso un metodo di analisi e comparazione. Risalire a queste caratteristiche ha lo scopo di fornire indicazioni sulla tipologia di colpevole che potrebbe aver commesso il reato in questione, invece di individuare il singolo responsabile.

L’insieme delle caratteristiche del reo ricavabili dall’analisi del profiler permette di restringere il gruppo degli indiziati al punto di focalizzare l’attenzione su un solo individuo: l’effettivo colpevole. Questo individuo viene quindi arrestato e le sue caratteristiche confrontate con il profilo in mano alle forze dell’ordine per verificare l’esattezza delle previsioni del profiler e per accertare, vagliando le corrispondenze, che l’individuo ritenuto responsabile sia effettivamente il colpevole.  Il profiling dovrebbe prevedere tre fasi di analisi principali sulle quali fondarele basi della successiva ricerca del colpevole: valutare le prove reperite sulla scena del crimine dopo un’attenta anali della stessa, collegare le informazioni ricavate dalla ricostruzione della dinamica del crimine ai moventi, alle caratteristiche di personalità e ai comportamenti di criminali arrestati, testare le ipotesi che risultano dall’utilizzo del profiling.

A tal fine sono fondamentali le conoscenze delle dinamiche psicologiche e di tali dinamiche inserite in quelle sociali, come anche grandi doti di attenzione di analisi e deduzione, ma soprattutto l’inserimento della figura del profiler in un team di professionisti che abbracciano i diversi aspetti delle analisi forensi.

8mar/101

L’Antropologo

Prima di qualsiasi discorso è bene sottolineare che oggi, almeno in Italia, la figura dell’Antropologo non gode di nessuna posizione chiara e definita. In realtà non esiste, non esiste un albo ne una conoscenza reale di ciò che una figura simile può fare. Gli unici impieghi per i quali è tollerata la presenza di questi professionisti è nel campo didattico, di alcuni corsi di laurea o master.

Con la metodologia d’intervento Antropologico è  possibile penetrare nel profondo di una cultura portando alla luce tutto ciò che resta celato ad ogni analisi superficiale o quantomeno legata a soluzioni meramente quantitative.

Operando in modo attento è possibile giungere alla conoscenza degli aspetti peculiari, ma anche di affinità, che caratterizzano e per certi versi avvicinano i diversi gruppi sociali.

Questi aspetti non sono null’altro se non i medesimi punti trattati come argomenti d’analisi dai “Classici”, durante i numerosi anni di studi che li hanno visti occuparsi delle popolazioni mondiali.

Alla stregua di questi antropologi è necessario giungere alla conoscenza di quegli elementi quali la religione, le credenze, l’organizzazione sociale, le leggi, i costumi e quant’altro guida la vita di un popolo.

Tutto ciò è fondamentale per formare figure che apportino un contributo concreto ed efficace, ma soprattutto affinché lo studio delle società non resti un bagaglio unicamente nozionistico.

In apparenza questa operazione sembra di facile attuazione, poiché dai numerosi scritti nel campo socio-antropologico resta evidente che un gran numero di studiosi riesce a cogliere le articolate sfaccettature dei differenti gruppi umani.

Il punto di discussione è proprio questo.

Le repentine e profonde trasformazioni che hanno coinvolto tutte le società chiedono la nascita di una figura che sappia offrire soluzioni valide e concrete ai problemi che inevitabilmente si propongono. Società e gruppi umani differenti, anche radicalmente, sono oggi sempre più vicini e partecipi di una stessa realtà.

Risulta, quindi, evidente che operazioni standardizzate non consentono ai “Messaggi” di essere recepiti e assimilati dai diversi gruppi, per poi essere rielaborati e trasformati in azioni utili.

La questione, inoltre, non si limita alle diversità che intercorrono tra gruppi differenti, ma si allargano anche a quei sottogruppi che compongono e articolano ogni gruppo etnico.

La figura che può rispondere a queste esigenze è di certo quella capace di assimilare gli insegnamenti che giungono da decenni di studi, per approntare una metodologia operativa che tenga conto degli aspetti socio-antropologici, ma anche di quelli psicologici che sottendono i gruppi sociali ed i singoli individui all’interno di questi stessi gruppi.

Nel momento in cui, di fatti, s’intende interagire, per qual si voglia motivo, con una cultura differente da quella del soggetto o dei soggetti agenti bisogna necessariamente fare i conti con tutti gli aspetti menzionati nelle pagine precedenti, quali la religione, le credenze, i costumi, etc.

Essi modellano un popolo e possono creare barriere insormontabili, se sottovalutati o superficialmente analizzati.

La figura che fino ad oggi ha dimostrato di porre maggiore attenzione verso questi capisaldi socio-culturali è di certo quella dell’Antropologo. Attraverso una metodologia d’intervento attenta alla multidimensionalità dei gruppi umani è possibile dimostrare come l’interazione tra gruppi diversi possa e debba avvenire attraverso procedure di conoscenza e affiancamento e non utilizzando tecniche invasive.

E’ chiaro, quantomeno necessario, che il sapere antropologico sia integrato da conoscenze che giungano da altre discipline in testa alle quali ci sono di certo quelle sociologiche e quelle degli studi di Psicologia.

In conformità a queste premesse è possibile pensare ad una figura che sappia districarsi nelle società del terzo millennio, alle quali restano ancora attaccate antiche culture.

E’ fondamentale però che tutto ciò non sia trascinato nel vortice sterile del mero nozionismo.

E’ necessario che questa metodologia divenga operativa e che la figura dell’antropologo venga anch’essa vista, compresa e resa concretamente operativa.

Pensare di far divenire ciò possibile significa prendere atto del fatto che queste “figure” devono, oggi, allontanarsi dall’idea che le vede protagoniste lontano dal proprio gruppo etnico, unicamente a studiare e cogliere le peculiarità di popoli sconosciuti o quasi sconosciuti.

Il nuovo socio-antropologo può curare aspetti, risolvere problemi e pianificare interventi, che aiutino, guidino le attività del proprio gruppo e non solo. Operazioni, queste, che di solito sono affidate a soggetti che posseggono conoscenze sommarie ed inadeguate.

La metodologia d’intervento antropologico mostra a chiare lettere come un’analisi asettica nella quale gli individui sono visti in un’ottica meramente soggettiva conduca molto spesso ad incongruenze “inaspettate” nel concreto articolarsi della realtà.

Le risposte che un soggetto o più soggetti elaborano alla somministrazione di stimoli indotti nelle situazioni sperimentali offrono dati relativi o quantomeno apprezzabili solo in determinati rilevamenti.